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GASTROPROTETTORI

Sonia Trebaldi
breve descrizione sui gastroprotettori
autore: Dr.ssa Trebaldi Sonia Biologa nutrizionista
2020
GASTRO PROTETTORI
SONIA COMMENTA 
CARENZE NUTRIZIONALI DA GASTRO PROTETTORI,
 GASTROPROTETTOREINIBITORI DI POMPA PROTONICA,
 PPIPROTETTORE DELLO STOMACO
Li chiamano protettori dello stomaco, ma dietro c’è un modo da scoprire e da tenere in considerazione. Vanno prescritti al reale bisogno perché usati per lunghissimi periodi di tempo come spesso accade in quanto raramente de prescritti, portano a delle conseguenze non di poco rilievo. Vediamo innanzitutto cosa ci dice l’AIFA, l’agenzia del farmaco
Descrizione: http://www.nutrizionistatrebaldi.it/wp-content/uploads/2020/05/image.png
Nota 1:
Come indicato dall’AIFA gli inibitori di pompa protonica vanno prescritti:
in presenza di terapia cronica con FANS
in presenza di terapia anticoagulante ASA a basse dosi
solo se presenti condizioni di rischio:
  • storie pregresse di emorragie digestive o ulcera peptica non guarita con terapia eradicante
  • concomitante terapia con anticoagulanti e cortisonici
  • età avanzata
La gastro protezione da PPI con FANS o ASA a basse dosi secondo l’AIFA va prescritta solo se esistono le condizioni sopra elencate. se non vi sono queste condizioni con i bassi dosaggi della cardioaspirina (100 mg) non vanno prescritti. Per intenderci l’aspirina, quella classica che usiamo per l’influenza contiene 300 mg di ASA (acido acetil salicilico) e se dobbiamo fare un trattamento prolungato con questo dosaggio occorre farsi consigliare dal proprio medico per valutare la protezione dello stomaco
Nota 48:
Utilizzo di PPI per 4-6 settimane in caso di:
  • ulcera peptica sia in presenza che in assenza di Helicobacter Pylori
  • Malattia da reflusso gastro esofageo con o senza Helicobacter Pylori
  • malattia da reflusso gastroesofageo con o senza esofagite
PPI per 12 mesi poi da rivalutare in caso di:
  • ulcera peptica ed MRGE recidivanti con o senza H. Pylori
  • malattia da reflusso gastroesofageo recidivante con o senza esofagite
  • sindrome di Zollinger-Ellison
QUANDO NON VA USATO?
  • Il termine “gastroprotettori” induce la persona a credere che sia un farmaco pressochè innocuo, tant’è che spesso sono usati nella dispepsia, cioè quando si hanno dei fenomeni di mal digestione. Questo utilizzo non è corretto
  • se una persona assume la cardioaspirna che contiene 100 mg di acido acetil salicilico (ASA) perché ha una manifestazione aterosclerotica e non ha le condizioni sopra elencate dall’AIFA che ne giustifichino l’utilizzo, il PPI non andrebbe prescritto. Rimane comunque la discrezionalità del medico o del cardiologo, ovviamente.
QUALI SONO I RISCHI NEL SEGUIRE UNA TERAPIA A LUNGO TERMINE CON PPI “gastroprotettori”
  • Trovando un ambiente con una alterazione del ph (acidità) c’è il rischio che i batteri dal colon proliferino salendo al tenue provocando gonfiori e fermentazioni intestinali. Inoltre vi è aumentato rischio per traslocazione batterica di infezioni intestinali da Salmonella e Campylobacter importante causa di morbilità e di mortalità.
  • rischio aumentato di fratture per diminuzione della disponibilita di calcio e per aumento dell’ormone paratiroideo, ormone che rilascia dalle ossa calcio allo scopo di alzare al calcemia
  • aumentata incidenza di Alzheimer per l’aumento di produzione di proteina beta amiloide
QUALI SONO LE CARENZE NUTRIZIONALI CHE SI POSSONO AVERE IN CASO DI TERAPIA PROLUNGATA CON GLI INIBITORI DI POMPA PROTONICA “gastroprotettori”?
Il nutrizionista di fronte a una persona che fa terapia con inibitori di pompa protonica soprattutto se in atto da qualche anno, deve accertarsi che non ci siano queste carenze nutrizionali:
  • viamina B12
La carenza di vitamina B12 è molto frequente in questi pazienti. L’acidità e quindi la produzione di acido cloridrico, libera la vitamina B12 dalle proteine degli alimenti ingeriti. Una volta liberata la vitamina B12 viene legata al fattore intrinseco di Castle (che viene prodotto dalle cellule parietali della mucosa del fondo e del corpo dello stomaco) e trasportata lungo l’intestino tenue fino all’ileo dove viene assorbita. l’utilizzo di inibitori di pompa protonica PPI bloccando la produzione di acido cloridrico a livello dello stomaco, blocca tutto questo meccanismo impedendo inoltre l’assorbimento della vitamina B12. La carenza di questa vitamina porta ad anemia megaloblastica. Esistono integratori che hanno vitamina B12 e fattore intrinseco per chi ha subito chirurgia bariatrica o per chi deve fare trattamento con gli inibitori di pompa protonica
  • ACIDO FOLICO
L’assorbimento di acido folico viene compromesso dal fatto che cambia il ph lungo l’intestino. In questi soggetti andrebbe integrato 400 mcg al giorno di folato. Per l’integrazione scelta la forma di acido folico più bio disponibile in quanto spesso negli integratori è presente una forma che per chi ha una mutazione genica non verrà utilizzato. Tale mutazione genetica è molto frequente nella popolazione
 
 
  • FERRO
Per lo stesso motivo dell’acido folico anche l’assorbimento del ferro è inibito. Questo può comportare l’instaurarsi di anemie e ciò puo essere un problema soprattutto nelle donne in età fertile per il discorso delle predite legate anche al ciclo. La situazione peggiora ancor di più se la donna in questione ha anche infezione da H. Pylori che come sappiamo è avido di ferro
  • MAGNESIO
L’inibitore di pompa protonica può interferire con il trasporto attivo del magnesio e quindi con il suo assorbimento comportando possibili gravi conseguenze per ipomagnesemia. In effetti l’FDA raccomanda ai cardiopatici ad alto rischio che hanno bisogno di un trattamento prolungato con PPI di controllare in modo periodico la magensemia, questo perché la carenza potrebbe comportare la comparsa delle aritmie soprattutto se il farmaco si assume da oltre 5 anni.
CONCLUSIONI
E’ importante prescrivere questi farmaci preziosi se usati correttamente, al dosaggio più basso e per il periodo di tempo più breve possibile. Occorre rivalutare la terapia e de prescrivere se non ce n’è più bisogno
Fortemente raccomandata anche la rivalutazione periodica dei pazienti che li assumono cronicamente, per cogliere eventuali stati carenziali o effetti indesiderati da trattamento prolungato con PPI.
 


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